Diario di cella 27, di Gianni Alemanno, 12/10/2025

 

 

DIARIO DI CELLA 27. NEL MONDO, SPERANZA DI PACE PER LA PALESTINA. IN ITALIA, REGINA COELI CROLLA, DELMASTRO FARNETICA, MA MAURO BATTEZZA SUA FIGLIA EVA.

Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.

Rebibbia, 12 ottobre 2025 – 261° giorno di carcere.
In questo Diario ho sempre voluto evitare di parlare di temi politici generali, per non mettere nessuno in imbarazzo e per non creare difficoltà alla causa delle persone detenute.

Ma questa volta non posso non esultare per la tregua e la speranza di pace che si sta aprendo in Palestina.
Dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre, dopo due anni di folli bombardamenti su Gaza, dopo decenni di colonizzazione illegale in Cisgiordania, è stato bello vedere esultare contemporaneamente i superstiti palestinesi in mezzo alle rovine di Gaza e il popolo israeliano nella “piazza degli ostaggi” di Tel Aviv.
E non si può sottacere che questo è avvenuto soprattutto grazie a Donald Trump. Il Presidente americano, “pazzo sovranista”, per realizzare questo successo diplomatico non si è mosso in un’ottica puramente occidentalista, ma ha saputo dialogare con il mondo arabo e musulmano, che si è fatto garante per Hamas.
Ci sarà anche l’Iran in Egitto quando si firmerà l’accordo di pace, mentre Putin ha applaudito l’operato di Trump. Manifestazioni queste di un mondo multipolare molto diverso dalla “crociata contro le autocrazie orientali e contro l’islam” con cui progressisti e neo-conservatori ci vorrebbero far sprofondare in una guerra permanente in Europa e nel Mondo.

Ma dal mondo torniamo a casa nostra: abbiamo sentito una grande indignazione da parte degli organi di stampa perché, nei pochi giorni di detenzione, gli equipaggi della Flottilla sono stati “trattati senza umanità” dai soldati israeliani, mentre Ilaria Salis sarebbe stata salvata dal Parlamento Europeo per sottrarla all’“orrore” delle carceri ungheresi. Ci permettiamo di ricordare ai giornalisti e attivisti, che molte cose che li hanno indignati in queste vicende, sono tranquillamente all’ordine del giorno anche in Italia. “Alle donne della Flottilla non sono stati dati gli assorbenti”, ma in Italia le sacchettine (le sacchette di plastica che raccolgono direttamente le feci dall’intestino) non vengono cambiate e i malati non sono curati anche per mesi. E molti dei dettagli raccontati della Salis sulle carceri ungheresi, sono migliori di quelli delle nostre carceri. Così, giusto per saperlo e per ricordarlo in futuro.

In Italia, poi, crollano le carceri e le autorità ci farneticano sopra. È accaduto a Regina Coeli, edificio monumentale nel cuore di Roma, costruito nel 1642 ed adibito a carcere tra il 1870 e il 1890. Una porzione di soffitto ampia un metro quadrato è crollata con una trentina di metri di altezza in una “rotonda” (i punti di passaggio che collegano i vari bracci) ed è stata una tragedia sfiorata, perché in quel punto abitualmente passano decine di persone detenute e agenti della Polizia penitenziaria. Infatti sono 200 e anche di più i detenuti di Regina Coeli che sono stati trasferiti, alcuni a Rebibbia, tanto per aumentare lì già insostenibile sovraffollamento.

Il Sottosegretario Andrea Delmastro, prontamente intervenuto, ha detto: “La cupola della seconda rotonda è crollata a causa di una tramutatura delle travi interne, già indebolite dall’umidità, non rilevabile”, per poi sentenziare in modo lunare: “Il carcere è in sicurezza sotto tutti i profili”. Ma, scusa Andrea (mi permetto di chiamarlo per nome, perché ci conosciamo da più di trent’anni ed eravamo amici), se la tramutatura non era rilevabile nel punto in cui le travi hanno ceduto, come fate a essere così sicuri che il resto del soffitto è “in sicurezza sotto tutti i profili”?

Per fortuna il presidente della Regione Lazio Rocca lo ha corretto sottolineando: “È un carcere obsoleto che va chiuso, l’ho detto in più occasioni”, mentre la Garante comunale dei detenuti, Valentina Calderone, è andata giù dura: “Il crollo è stata la perfetta rappresentazione di un carcere che implode tra indifferenza e illegalità, ferocia e connivenza”.
Questo è il piano carceri del Ministro Nordio: ma, Signor Ministro, le vogliamo sostituire queste carceri che cadono a pezzi?

La vita penitenziaria non è solo questo. Oggi alla messa domenicale, Padre Lucio ha chiamato Mauro, persona detenuta di 32 anni, a pregare sull’altare. Gli ha concesso questo onore perché oggi la figlia di Mauro è stata battezzata, con il nome di Eva. Mauro è stato arrestato quattro mesi prima della nascita della figlia, non l’ha mai vista in libertà, ma le autorità penitenziarie, insieme a quelle comunali, in cinque mesi non sono riuscite a fargli riconoscere quella bambina e quindi gli hanno negato il permesso per andare a presenziare al battesimo. Il nostro applauso e i nostri abbracci in Chiesa hanno cercato di compensare questo “furto di paternità” che Mauro ha dovuto subire.
E voi vi scandalizzate delle carceri israeliane e di quelle ungheresi?

Gianni Alemanno e Fabio Falbo