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DIARIO DI CELLA 21. REBIBBIA AL COLLASSO FINALE, LA GIUSTIZIA A ROMA RISCHIA DI ESPLODERE: NON SANNO PIÙ DOVE METTERE LE PERSONE DETENUTE. Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento. Rebibbia, 31 agosto 2025 – 243° giorno di carcere. Vi ricordate il Diario di Cella 16 del 27 luglio scorso? Vi raccontavamo di quando ci siamo dovuti mettere in prima linea in una protesta pacifica contro la tendenza di mettere nel nostro reparto tutte le persone detenute che devono stare in isolamento: malati di scabbia, un terrorista turco, transessuali problematici e poi matti dediti ad ogni genere di vandalismo e autolesionismo. Tutte persone che dovrebbero essere messe in reparti speciali, dove però non si riesce più a trovare posto. Da allora queste proteste si sono ripetute altre due volte. Dopo Ferragosto cinque persone detenute hanno avuto un rapporto scritto (non seguito per fortuna da un provvedimento disciplinare) per aver “alzato la voce” mentre protestavano pacificamente contro il trasferimento nel nostro Braccio di un “mattaccino”, un recluso con problemi psichiatrici, che aveva aggredito un agente della Penitenziaria in un altro reparto. Poi, ed è il fatto più grave, abbiamo dovuto farci sentire di nuovo, sempre pacificamente e con molta cortesia, quando il 28 agosto una persona detenuta transex, Gomes S. F. originaria dal Brasile, dopo un ricovero in ospedale con la diagnosi accertata di tubercolosi (TBC) è stata riportata nel nostro reparto senza mascherina e senza effettuare le analisi necessarie per la dimissione ospedaliera. Gomes è stato collocato “in isolamento” in una cella singola (inagibile) di un reparto non riservato ai transessuali, senza nessuna particolare cautela sanitaria e quindi con un alto rischio di contagio. Per ascoltare i motivi della protesta, una donna ufficiale della Polizia Penitenziaria, sola in mezzo a una cinquantina persone detenute, si è dovuta misurare con questi dati di fatto che noi gli raccontavamo. L’abbiamo vista cambiare progressivamente atteggiamento, dal minimizzare i motivi della protesta all’imbarazzo di ammettere che quello che stava accadendo non era sostenibile da nessun punto di vista. “Il problema è che non sappiamo più dove metterli”, ha mormorato sconfortata. Alla fine ci chiede tempo per andare a confrontarsi con il Comando del Carcere, poi è tornata con una dottoressa infettivologa, è entrata nel reparto dove c’era la cella di Gomes, ha constatato la situazione e ci ha chiesto di pazientare. Un ufficiale serio e operativo. Lo stesso giorno, Gomes è stato trasferito al reparto G6, dedicato proprio all’isolamento per motivi sanitari. Lieto fine? No, perché poco dopo al suo posto è arrivato un altro “mattaccino” di nome Ramovic Z., che ancora sta in quella cella inagibile, senza corrente elettrica, senza scarico per il w.c. e senza che sia stato rispettato il protocollo sanitario che prevede, prima di un nuovo utilizzo, di sanificare la cella e di sostituire il materasso e il cuscino, dopo averli sigillati. Ci sono altri casi da raccontare nel nostro Braccio, perché un’altra persona detenuta transex di nome Miranda C. L., dopo essere stata allocata in una cella inagibile a cui diede fuoco per protesta, è stata messa a dormire in una lettiga dell’infermeria senza bagno. La persona detenuta David R. ha dormito in mezzo al corridoio di una sezione del secondo piano e, dopo aver tentato il suicidio ingerendo dei farmaci ed essere stata ricoverata in ospedale, per due giorni è stata messa a dormire in una lettiga dell’infermeria e in corridoio (sempre senza bagno) per poi essere riportata fuori dal nostro reparto. E vi ricordiamo che il nostro Braccio G8 è “il fiore all’occhiello” del carcere di Rebibbia, quello in cui vengono portati i visitatori illustri per mostrare il volto migliore del nostro istituto. Questo è quello che è accaduto fino ad ora. E se, per un motivo qualsiasi, a Roma ci dovesse essere una nuova “retata” con molti arrestati, dove potranno mai essere portati? Tutte le carceri del Lazio sono in una condizione simile di sovraffollamento e persino appena arrestati dovrebbero rimanere a disposizione della Procura di Roma per gli interrogatori e gli atti d’indagine. Questo è il modo di garantire la “sicurezza dei cittadini” e “la certezza della pena”? Di salvare la faccia dello Stato italiano che, secondo il Ministro della Giustizia, perderebbe la sua credibilità se non venissero presi provvedimenti d’urgenza per ridurre il sovraffollamento? In una situazione dove non c’è posto neppure per gestire i casi più gravi e problematici, rischiando l’esplosione di qualche epidemia? Attendiamo la riapertura delle Camere e la ripresa dell’attività parlamentare e attendiamo che, a settembre, il Ministero della Giustizia, come promesso, faccia il punto della situazione con le sue “task-force”. Ma quanto tempo pensiamo ancora di avere, prima che scoppi tutto? Gianni Alemanno & Fabio Falbo |
