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DIARIO DI CELLA 53. EMILIANO E MARCO RISCOPRONO LA MESSA E SI COMMUOVONO, MENTRE ZORAN VIVE COME UNA BESTIA. PER LORO E PER TUTTE LE 63 MILA PERSONE DETENUTE IN ITALIA, NOI LANCIAMO UNA PROPOSTA PER COMBATTERE IL SOVRAFFOLLAMENTO SENZA FARE NUOVE LEGGI. Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento. Rebibbia, 12 aprile 2026 – 465° giorno di carcere. Sono trascorsi anche 9 mesi dal Consiglio dei Ministri del 22 luglio 2025 specificatamente dedicato, per volere del Presidente Meloni e del Ministro Nordio, agli interventi contro il sovraffollamento delle carceri. Da quel giorno non un solo nuovo posto in cella è stato creato del Commissario straordinario per il “Piano carceri” dott. Marco Doglio, mentre il sovraffollamento è passato dal 130% all’attuale 138%. Non si è vista traccia del preannunciato Decreto del Presidente della Repubblica che doveva rendere più fluida l’applicazione della Legge 199 (quella che permette ai detenuti non pericolosi di scontare gli ultimi 18 mesi della loro condanna in detenzione domiciliare), né del Disegno di Legge che doveva aumentare il numero di detenuti tossicodipendenti da trasferire dal carcere alle Comunità terapeutiche. Anche la task-force con i Presidenti dei Tribunali di Sorveglianza, presieduta dall’allora Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi, non è riuscita a rendere più celere la concessione dei benefici di pena previsti dalla legge. Un fallimento totale. Un fallimento totale anche rispetto agli obiettivi che il Governo stesso si era posto, obiettivi che dovevano essere un’alternativa alla proposta di legge – appoggiata anche dal Presidente del Senato La Russa – per premiare la buona condotta delle persone detenute con una liberazione anticipata speciale. Di che si tratta? Cerchiamo di spiegarlo con parole semplici. Quando nel 2013 l’Italia fu condannata per il sovraffollamento carcerario con la Sentenza Torreggiani, il Parlamento italiano corse ai ripari introducendo l’art. 35 ter all’Ordinamento penitenziario. Questo articolo prevede lo sconto del 10% della pena, oppure il risarcimento di 8 euro per ogni giorno in carcere, quando la detenzione avviene “in condizioni inumane e degradanti”, quali appunto quelle causate dal sovraffollamento. Solo che queste previsioni da allora sono state applicate in modo del tutto insoddisfacente dalla magistratura di sorveglianza. Perché? Perché quando una persona detenuta avanza un’istanza per applicare l’art. 35 ter O.P. il magistrato chiede all’Amministrazione penitenziaria di avere una relazione tecnica sulle effettive condizioni di detenzione di questa persona. Questa relazione viene scritta utilizzando un software chiamato ASD (Automazione Spazi Detentivi) che dovrebbe calcolare automaticamente se le condizioni di detenzione sono al di sotto dei parametri minimi di vivibilità, ma che maschera la realtà con dati capziosi. Questo programma è stato sbugiardato anche durante la visita a Regina Coeli del 12 agosto 2025, effettuata dall’On. Giachetti e dalla Presidente di Nessuno Tocchi Caino Rita Bernardini, con la presenza della Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma dott.ssa Marina Finiti, visto che venne verificato che una cella di 9 metri quadrati con 3 persone risultava “in regola” solo per il software ministeriale, ma era in palese violazione dei parametri stabiliti dalla Corte di Cassazione e dalle norme europee. Ebbene, sarebbe sufficiente che il Ministro Nordio, o il suo nuovo Capo di Gabinetto, dott. Antonio Mura, ordinasse al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) di correggere questo software, tenendo conto delle condizioni invivibili in cui si trovano tutti i penitenziari italiani, per ottenere la liberazione, subito e secondo le norme vigenti, di almeno 5.000 persone detenute. Non solo, sarebbe anche un modo per ottenere risparmi significativi nei costi del sistema penitenziario. Facciamo un esempio: per una persona da 20 anni in espiazione, lo Stato spende circa 1.095.000 euro per il mantenimento, 150 euro al giorno (!!). Riconoscere il corretto sconto di pena per inumanità della detenzione farebbe risparmiare alla collettività 167.900 euro, ovvero il costo del mantenimento per il 10% di taglio della pena (2 anni, pari a 730 giorni, 150 euro X 730 giorni = 109.500 euro) più l’esborso per i risarcimenti (8 euro X 730 giorni = 58.400 euro) a cui l’Amministrazione potrebbe essere condannata con un ricorso alla Corte di Cassazione. Questi sono freddi numeri, ma dietro questi numeri ci sono persone in carne e ossa, che vivono in condizioni in cui non dovrebbero vivere. Qualche esempio? Sono due storie che parlano del modo con cui vivono le oltre 63.000 persone detenute in Italia. Vogliamo continuare a chiudere gli occhi? Gianni Alemanno e Fabio Falbo |
