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Gianni Alemanno, con Corrado Ruggeri, Cittadino di Roma. Conversazioni sulla Capitale. Mondadori, Milano, maggio 2013. Un altro reperto di bancarella, letto per conoscere le idee di Gianni Alemanno nel 2013, sindaco PDL, desideroso di non essere costretto ad avvicendarsi con Ignazio Marino, che si rivelerà poi essere il peggio sindaco di Roma di sempre. Il testo è in forma di lunga intervista e le domande di Ruggeri le ho messe in testo sottolineato. Ho fatto una selezione di brani che mi sembravano rilevanti del pensiero dell'A. Eravamo un bel gruppetto di ragazzi dei Parioli, una bella comitiva. Avevo come compagno di classe Stefano Parisi, poi diventato direttore generale di Confindustria e City manager di Milano. Qualcosa cambiò quando andai alle superiori, perché mi scrissero al liceo scientifico Augusto Righi di via Sicilia, che era considerato il migliore della città. (pag. 17) Sono stato fortunato perché ho cominciato a fare politica in un momento in cui il Movimento Sociale Italiano si spandeva, diventando destra nazionale. Questo aprirsi alla città e all'elettorato, la capacità di raccogliere consensi così vasti mi è rimasto nella memoria, anche negli anni seguenti, quando invece si affermava la logica inversa, quella, per così dire, del "ghetto", dove il MSI si era rinchiuso per le proprie tare nostalgiche e per le persecuzioni degli avversari politici. (pag. 18) Da ragazzo ero rimasto molto impressionato dal mito di Enea, l'eroe fuggito da Troia in fiamme che fonde le origini di Roma. Questo mito mi ha insegnato che, quando le vecchie forme decadono e le vecchie città vengono distrutte, bisogna avere il coraggio di raccogliere i propri valori fondamentali, i propri affetti più cari, e costruire una città nuova. La vecchia politica è in fiamme, le ideologie del passato si sono dissolte. Invece di limitarci a contemplare la crisi, dobbiamo avere la forza e il coraggio di costruire una nuova forma della politica e un nuovo modo di essere cittadini. (pag .40) Innanzitutto bisogna alimentare un'identità romana, che è un'energia assolutamente necessaria per permettere alla città di affrontare tutte le sfide, anche quelle quotidiane. Per aprirsi al mondo, i valori universali della persona umana, occorre una base di partenza, un sentimento di identità di appartenenza che permette a una comunità, a una famiglia come a una città, di ritrovarsi di crescere insieme. [...] su questo territorio dove noi oggi viviamo era nata una repubblica capace di diffondere nel mondo l'idea di cittadinanza, di autorità e di Stato. Se guardiamo a quel modello, ci accorgiamo di quanto sia ancora attuale. A cominciare dal motto SPQR, "Senatus Populusque Romanus", che indicava i due fondamenti della Repubblica: la rappresentanza del popolo che elegge le cariche pubbliche e i valori aristocratici rappresentati dal Senato. Ovvero il radicamento popolare della Repubblica che conviveva con i valori non negoziabili dell'identità e della tradizione. (pag. 44) La Repubblica Romana di Garibaldi e Mazzini Fu uno straordinario esperimento politico e una commovente pagina di eroismo risorgimentale. Se esaminiamo la Costituzione di quella Repubblica vi ritroviamo tracce della nostra e non è azzardato dire che in qualche modo la Repubblica Romana è stata una sorte di anticipazione della Repubblica Italiana. Ma è evidente che tutto il nostro Risorgimento viene attraversato da forti pulsioni anticlericali, e il motto garibaldino "O Roma o morte!" non poteva non portare a un conflitto frontale con il potere temporale dei Papi. (pag. 47) Il fascismo fu un fenomeno storico complesso, per molti aspetti innovativo e rivoluzionario, capace di costruire intorno a sé un notevole consenso, persino un forte coinvolgimento motivo popolare intorno alla figura di Mussolini, portando nel suo DNA la carica di violenza che veniva dal grande mattatoio delle trincee dell’Isonzo e del Piave e dalla strisciante guerra civile che insanguinò l'Italia nel primo dopoguerra. Da quelle durissime prove scaturì una vera e propria cultura politica totalitaria incentrata sul mito della violenza e su una visione delle relazioni internazionali basata sulla sopraffazione, e sperando temi già presenti nel nazionalismo nel socialismo rivoluzionario del primo Novecento. Il tutto combinato con pragmatismo politico tanto disinvolto quanto superficiale. Questo mix condusse il paese verso la tragedia della Seconda Guerra mondiale, dopo aver calpestato e travolto i più elementari diritti democratici. Se però il fascismo fosse stato solo una tirannia, non avrebbe goduto di un consenso tanto radicato e di una così prolungata popolarità. Il giudizio storico su quella esperienza, dopo gli approfondimenti di Renzo de felice e dei suoi continuatori, Racconta una storia più complessa e ci aiuta a capire perché milioni di Italiani si riconobbero nel regime fascista. (pag. 53) Per dare continuità nel futuro alla cultura della Memoria abbiamo dato via alla costruzione del Museo della Shoah: un impegno preso in campagna elettorale con tutta la città di Roma. Il desiderio è quello di raccontare l'orrore della Shoah, con l'auspicio che l'emozione e la commozione, inevitabile, lascino spazio alla conoscenza e all'approfondimento. (pag. 56) Lei ha anche concesso ai palestinesi una sede di rappresentanza in un immobile del comune di Roma. Le poche risorse disponibili erano state tutte usate per le spese obbligatorie dei primi mesi dell'anno, cioè fino alla campagna elettorale, ma per il dopo non c'era più un euro. Chiesi come fosse possibile questa situazione di squilibrio finanziario, dato che era stato da poco approvato il bilancio di previsione 2008. La risposta alle mie domande pressanti preoccupate è stato un inequivocabile campanello d'allarme. Gagliani Caputo mi disse: «Sindaco, come segretario generale non ho "vigilato" il bilancio 2008 e il Comune di Roma». In pratica, il segretario generale non aveva controfirmato la delibera di bilancio, pertanto la massima autorità amministrativa dell'ente comunale non garantiva la legittimità del provvedimento di Giunta, mentre il Ragioniere Generale Francesco Lopomo si è ritirato andando in pensione. Non solo. La Giunta di centro-sinistra nel gennaio 2008 e aveva ristrutturato il debito del Comune non con una deliberazione del Consiglio comunale né tantomeno di Giunta, ma con una semplice determinazione dirigenziale dell'ufficio extra dipartimentale Direzione Investimenti e Finanza! Questa ristrutturazione allungava la scadenza finale del debito di quindici anni (dal 2033 al 2048), garantendo il rispetto dell'equilibrio di parte corrente nell'ambito del bilancio previsione 2008, grazie a consistenti "risparmio" ottenuti per rimborsi gli interessi e della quota capitale. …sull'approvazione del Piano regolatore generale, che con queste premesse, non poteva non risultare un'operazione fallimentare. Non solo le centralità erano disegnate in astratto senza alcuna valenza di marketing territoriale, ma non veniva definita nessuna precisa regolazione dei diritti edificatori. La funzione elementare di un PRG è proprio quella di tutelare gli interessi degli attori economici, stabilendo delle "compensazioni" per le aree che vengono destinate al verde pubblico o ai servizi. Ebbene il piano regolatore approvato nel febbraio 2008 non stabiliva come tradurre queste compensazioni in diritti concreti. Infine nel piano non erano previste aree per costruire nuove case popolari, tanto meno per realizzare operazioni di housing sociale, per offrire le abitazioni a canone o mutuo calmierati. Da quel momento tutte le scelte urbanistiche di Roma sono nate così: prima l'espansione, poi la sanatoria. Anche il Piano regolatore del 1962 vide fallire l'unico tentativo di condizionare lo sviluppo città, rappresentato dal sistema direzionale orientale (SDO) in cui dovevano essere trasferiti in misteri del centro storico. Negli anni Settanta Ottanta le giunte di sinistra tentarono di imporre uno stop La crescita urbana, con L'unico effetto di dare impulso all’abusivismo edilizio come reazione a norme troppo rigide e vincolistiche. Da quel momento cominciò la lunga serie di condivisione edilizi, di cui giacciono negli uffici comunali ancora 260mila pratiche, e di strumento urbanistici volti al recupero delle aree abusive, i cosiddetti "toponimi", che solo con la nostra giunta sono state portate a compimento. Questo spiega perché Roma è cresciuta male, con un enorme spreco di area agricolo, con un infrastrutture viarie insufficienti, borgate e quartieri dormitorio che si accumulano confusamente sulle grandi vie consolari, rendendo quasi insolubile il problema della mobilità e della dotazione di servizi. (pag. 87) Alla prova dei fatti costruttori romani, sia i grandi che i piccoli, non sono né peggiori né migliori di tutti gli altri imprenditori italiani, considerata anche la durissima crisi economica che oggi devono fronteggiare, tutelando attività i posti di lavoro delle loro aziende. Oggi fare l'imprenditore in Italia è un mestiere molto difficile, per il carico fiscale, il ritardo dei pagamenti, la stretta creditizia e una burocrazia sempre più asfissiante. (pag. 90) Nel caso della Nuova Fiera, per esempio, nessuno riesce a comprendere perché sia stata edificata in un'area lontana dalla città, separata dal Centro congressuale di Fuksas, e, per di più, con problemi geologici di subsidenza. La giustificazione è che il sito sia stato scelto per la vicinanza con l'aeroporto di Fiumicino. Ma non era questo che serviva. Chi sceglie di organizzare un'esposizione fieristica a Roma, lo fa per avere un rapporto con la città di 3 milioni di abitanti, non per la facilità di accesso all'aeroporto. (pag. 91) Giuliani è stato un grande sindaco di New York. La sua "tolleranza zero” è stata intese in Italia come la volontà di imporre un atteggiamento duramente repressivo. In realtà è un'altra cosa. Il suo pensiero era questo: «Se lascio un vetro rotto su un palazzo, è più facile che vengano rotti altri vetri; se lascio una carta per strada è più facile che si continui a sporcare». La tolleranza zero non è "occhio per occhio, dente per dente", ma significa impegno per combattere tutte le forme di illegalità e di degrado, anche le più piccole. Quando Giuliani divenne sindaco nel gennaio 1994, la polizia, concentrata sui grandi crimini, trascurava totalmente i piccoli episodi di degrado. Lui rovesciò il meccanismo: per vincere il grande crimine cominciò dal rispetto delle regole semplici del vivere quotidiano dalla polizia, dall'ordine pubblico, dalla lotta al vandalismo. Così avvenne il miracolo di una forte deduzione da criminalità in tutta New York, con interi quartieri che furono liberati dalla violenza e dal degrado. (pagg 94-95) Deve valere il principio della "reciprocità del dono", principio della dottrina sociale della Chiesa: io ti accolgo, rispetto la tua identità e la tua dignità, ma reciprocamente chiedo che tu rispetti le mie leggi, la mia cultura e la mia identità nazionale. Altrimenti c'è solo un pietismo fondato proprio sull'idea che l’immigrato sia un “buon selvaggio" che non è in grado di rispettare regole civili. Le prime vittime di questo solidarismo da salotto sono gli immigrati onesti, che vengono intimoriti e screditati dai loro connazionali più aggressivi, e le fasce sociali che non hanno risorse proprie per difendersi nei contesti urbani più poveri e degradati. (pag. 100) In cinque anni abbiamo sgomberato 1075 accampamenti abusivi e abbiamo liberato 56 stabili occupati, dei quali 21 pubblici. Abbiamo avuto le proteste di organizzazione umanitarie e sociali contro questi sgomberi, ma siamo stati anche criticati da molti cittadini di periferia che ci chiedevano di essere molto più duri e incisivi. (pag. 101) A Roma, quando ci siamo insediati, esistevano tre tipologie di campi nomadi: quelli "regolari", gestiti da privati o direttamente dal Comune, quelli "tollerati", insediati da decine di anni senza essere mai stati autorizzati (tipo il Casilino 900), e i micro accampamenti abusivi di cui abbiamo parlato prima. Il piano Nomadi, gestito da noi in collaborazione con il prefetto di Roma e qualità di Commissario straordinario per l'emergenza Nomadi, ha il compito di risanare gli accampamenti regolari e di sgomberare definitivamente i campi tollerati. Questi ultimi, nonostante la definizione parzialmente rassicurante, erano una vergogna incredibile per tutti coloro che ci hanno preceduto in Campidoglio. Quando mi sono insediato nel 2008, il Casilino 900 era una ghetto senza luce né acqua, dove i nomadi vivevano in baracche costruite tra montagne di rifiuti. Siamo intervenuti subito portando luce elettrica e acqua potabile, cominciando a rimuovere i rifiuti, e infine, quando è stato possibile, abbiamo trasferito I nomadi in campi regolari. (pag. 102) La strada per l'integrazione degli immigrati, come quella della definitiva fuoriuscita dei nomadi dai campi, è quella del lavoro, non quella dell'abitazione. Se una persona non lavora, non ha un reddito legale da offrire alla propria famiglia, non ha le risorse per pagarsi una casa; e se questa gli viene regalata, ne fa un pessimo uso. Tutto questo senza contare che a Roma c'è una fame di case che risale nel tempo e che non soddisfa neppure le esigenze delle famiglie italiane sfrattate da anni. Perciò tutte le nostre energie sono concentrate nel creare percorsi lavorativi nei campi nomadi e per tutti i soggetti marginali. (pag. 103) …nei campi nomadi esistano anche coloro che, con attività più o meno illegali, hanno accumulato discrete somme sui loro conti correnti, che si comprano macchie lussuose che hanno un tenore di vita del tutto incompatibile con la residenza in un container. Questa è gente che, in base alle inchieste ai nostri vigili urbani della Guardia di Finanza, stiamo espellendo dai campi. Nel gennaio 2013 sono emersi i conti correnti postali per circa 10 milioni di euro intestati a quasi novanta nuclei familiari, che si allontanando dai campi perché rappresenta un pessimo esempio con gli altri nomadi e una palese ingiustizia nei confronti di altri diseredati. … importante esempio di quoziente familiare in Italia. Per chi non lo sapesse questa formula - oggi parzialmente sostituita dal cosiddetto "fattore famiglia"- era stata introdotta in Francia nel dopoguerra da Charles de Gaulle e rappresenta la rimodulazione dell'imposizione fiscale sulla base non del reddito del singolo individuo, ma di quello complessivo di tutto il nucleo familiare. Con lo stesso stipendio, un single è una persona ricca, una famiglia con più figli sprofonda nella povertà. Sono anni che si parla di introdurre in Italia questa riforma per aiutare le famiglie a formarsi e a fare più figli combattendo così quella crisi demografica che caratterizza purtroppo il nostro paese. (pag. 110) Sicuramente bisogna far crescere il livello di pedonalizzazione, di aree chiuso al traffico, che devono liberare il centro della morsa dell'inquinamento, delle code e delle soste selvagge. Ci sono due aree critiche, quella del Tridente mediceo e quella dei Fori imperiali e del Colosseo. (pag. 112) La movida è un fenomeno diffuso in tutte le metropoli europee mondiali. I suoi eccessi non sono solo un problema romano, ma derivano da una “cultura dello sballo" che domina tra le nuove generazioni. Sia io che il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, abbiamo emanato numerose ordinanze contro l'abuso di alcol, che è il principale motore dei comportamenti negativi delle notti romane. Ovviamente queste ordinanze sono stato oggetto di un fuoco incrociato di critiche: quando non veniva fatte gridava al disinteresse all'abbandono al centro storico, quando venivano emanate i profeti del progressismo permissivo denunciavano pericolose derive autoritarie La realtà è che queste ordinanze funzionano bene per tamponare le situazioni più difficili e infatti ormai lo utilizziamo solo quando e dove è strettamente necessario. (pag. 113) Abbiamo dovuto approvare una delibera in giunta comunale per stabilire che le monetine di Fontana di Trevi appartengono alla Caritas e che quindi appropriarsene a un reato. (pag. 115) Sindaco Alemanno, cosa rappresenta la cultura per una città come Roma? Sembra di capire che Bettini è il politico di sinistra che a Roma stima di più. [...] Quando sono sotto pressione mi aspetto che tutti si impegnino al massimo, come me. I miei ritmi forsennati non mi consentono di investire un tempo adeguato a curare rapporti umani, Anche con i miei più stretti collaboratori. Mi sembra un’inedita e coraggiosa analisi di se stesso, quasi un’autocritica. I suoi collaboratori possono sperare in qualche miglioramento? La crisi della politica e la crisi morale rendono ancora più difficile fare scelte positive sul terreno economico L'acqua non può e non deve essere privatizzata, è un bene pubblico per dettato costituzionale. Quello che dovrebbe essere almeno parzialmente privatizzato sono gli erogatori di questo servizio, ovvero società come l’ACEA che devono puntare, attraverso il coinvolgimento dei privati, a una maggiore efficienza ed economicità. Tra l'altro la tariffa dell'acqua è regolata da un'autorità nazionale e quindi non può essere alcun modo condizionata da interessi speculativi privati. Discorso diverso va fatto per le società del trasporto pubblico locale e della raccolta rifiuti. Su questo versante esperienze negative come quella del comune di Genova - dove l'amministrazione ha dovuto ricomprare la società del trasporto pubblico locale, per sottrarla agli interessi speculativi di una multinazionale - insegnano che preferibile mantenere il controllo totale da parte dell'amministrazione comunale. Infine va sottolineato che nella gestione dei servizi pubblici può essere molto importante introdurre forme di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. È un esperimento e noi abbiamo già tentato di attuare nei progetti fin qui descritti: nel consiglio di amministrazione della holding del Gruppo Roma Capitale era previsto un rappresentante eletto dai lavoratori, mentre nella privatizzazione di Acea una quota delle azioni da immettere sul mercato era riservata ai dipendenti attraverso azionariato diffuso. Comunque di Acea proprio la sinistra romana non dovrebbe parlare. Perché? Guardando la carta della città, si vedono pezzi di periferia che schizzano tutte le parti, si alternano e si confondono con i terreni dell'Agro Romano, senza nessun confine preciso tra città e campagne. Non siamo ai livelli della provincia di Napoli, dove non si riesce più a distinguere il territorio agricolo da quello urbano, però la tendenza sembra essere quella. L'obiettivo è chiaro a tutti: Bisogna fermare il consumo dell'Agro romano: il territorio agricolo, soprattutto in Italia, è un bene prezioso da tutelare come un'opera d'arte. (pag. 157) C'è un'alternativa? Il futuro di tutte le grandi metropoli è la demolizione e ricostruzione di interi quartieri, a cominciare dalle periferie più degradate. Non possiamo continuare, come si è fatto fino a oggi, a "risanare", oppure a sistemare una piazza, ad aprire una strada, a ristrutturare qualche palazzina; dobbiamo imparare come si fa il resto il mondo, ad abbattere interi quartieri fatiscenti, perché dopo 80 o 90 anni il patrimonio edilizio comincia a diventare inservibile. Questa mentalità è necessaria in particolare a Roma, dove esistono interi tratti periferia non recuperabili, frutto della vecchia urbanistica funzionalista che ha creato veri e propri ghetti come il "serpentone" di Corviale sulla Portuense, oppure aree e caotiche collegate da infrastrutture totalmente insufficienti. (Pag. 159) Tor Bella Monaca non può restare così come è oggi. L'opposizione è andata in giro a raccontare che avremmo indebolito il quartiere, deportando gli abitanti in altre zone di Roma. In realtà, prima di abbattere le vecchie case, noi vogliamo costruire nella stessa area nuove abitazioni, pertanto progettato l'architetto lussemburghese Leon Krier. La nuova Tor Bella Monaca da lui disegnata ricorda la bellezza estetica della Garbatella e richiamano l'idea dei paesi della Mitteleuropa per la limitata dimensione delle case e il disegno curato delle piazze e delle strade. (Pag. 160) Non costruire grattacieli è giustissimo nella città storica, là dove incide sulla skyline del centro, sulle cupole, sui tetti di Roma, dove è necessario rispettare l’antico vincolo che nessun edificio debba superare in altezza la cupola della Basilica di San Pietro. Ma questo non c'entra nulla con le periferie, dove San Pietro non lo vedi neanche con il binocolo. In queste zone della città vale esattamente l'opposto: l'unico modo per creare luoghi veramente caratterizzanti è definire uno sviluppo in altezza. Nelle periferie consolidate noi percorriamo decine di chilometri attraversando un quartiere tutti uguali senza nessun punto di riferimento architettonico e urbanistico. La nascita di un grattacielo in queste periferie permetterebbe di creare dei luoghi simbolo, dei punti di riferimento in grado di dare senso anche alle "centralità" astrattamente indicate nel piano regolatore di Veltroni. (pag. 161) Immagino che Roma non debba più crescere espandendosi sull’Agro Romano, ma ricostruendo intensificando i propri quartieri periferici. Immagino una periferia tanto moderna e trasformabile, quanto il centro storico è vincolato e intoccabile. (pag. 162) Penso che sia stato sbagliato puntare soprattutto sulle metropolitane: costano tanto, ci si mette moltissimo a costruirle, oltretutto drenano anche poco traffico, dato che Roma è una città a bassa densità urbana. Mentre non ogni linea metropolitana a Milano attraverso una città molto più piccola e compatta, intercettando quindi intensi flussi di traffico, nella capitale ogni stazione raccoglie poca utenza e ha bisogno di forti collegamenti in superficie attraverso gli autobus. Questa è una rivoluzione. Spieghiamolo così: non mi accontento di spingere al massimo la raccolta differenziata, ma voglio eliminare ogni forma di combustione dei rifiuti e ogni forma di conferimento in discarica. Il metodo di San Francisco consiste nel realizzare tanti passaggi sequenziali fino alla scomparsa di ogni residuo di rifiuto, con un riciclaggio totale di ogni componente, dai metalli alla frazione organica. (pag. 168) Il nostro obiettivo è mettere un hotspot in ogni scuola, in ogni biblioteca, in ogni significativo punto di incontro pubblico, in modo da garantire una sostanziale copertura. (pag. 172) Abbiamo già detto che Roma non si salva se non c'è maggiore adesione dei cittadini alle regole. Però abbiamo anche detto che riproporre in astratto il valore della cittadinanza e dell'autorità dello Stato, senza passare per i corpi intermedi della società civile, è un grave errore che non produce nessun cambiamento. A Roma come in Italia. La cittadinanza spinge verso il rispetto delle regole e porta le persone verso un sistema di diritti e di doveri, ma non può fare a meno dell'appartenenze comunitarie e identitarie. La persona come cittadina acquisisce energia nelle quattro grandi appartenenze della società civile: famiglia, comunità di vicinato, associazione e imprese. (pag. 176) Partiamo dalla prima forma di appartenenza, la famiglia. Poi c'è il radicamento nei quartieri, con le norme patrimonio di risorse costituite dai comitati e dalle associazioni di vicinato. Oggi, sei un cittadino si mette con il piccone e la pala a sistemare il marciapiede di fronte alla sua casa rischia di essere denunciato, perché non è previsto che possa agire direttamente sul proprio territorio. Bisogna dare regole e opportunità per cui anche nei quartieri si possa intervenire, essere attivi e riprendere il gusto e lavorare per il tuo ambiente. Terzo ragionamento: mobilità e responsabilizzare il mondo associativo. Infine le imprese: si discute molto di responsabilità sociale, ma oggi sembrano più impegnate nel difficile compito di sopravvivere che a proiettarsi nella realtà sociale. Quando parliamo di globalizzazione o di città globale immaginiamo scenari vasti astratti, ma la nostra capacità di vivere quest'epoca è tutta centrata sulla saldezza con cui ci radichiamo nel territorio e nell'identità, nella capacità di aprirci senza perderci. (18 marzo 2026) |
