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L'intervento di Gianni Alemanno nel pomeriggio della prima giornata, sabato 8 marzo 2013, del primo congresso di Fratelli d'Italia, a Fiuggi. AUDIOLa Russa: Prima di dare la parola a Gianni Alemanno e complimentarmi col giovane Marco Atraci, voglio salutare in sala, lo vedo modestamente in quarta fila, il vice direttore del TG1, ma soprattutto il nostro amico Gennaro Sangiuliano. Complimenti Sangiuliano anche per il libro che hai scritto insieme a Feltri, se ricordo bene, ma la parte migliore è la tua, che sta avendo un successo ed è in testa nelle classifiche dei libri di questo genere. Ancora un applauso a Gennaro, grazie. Gianni Alemanno: Cari militanti, cara Giorgia, caro Ignazio, caro Guido anche se non lo vedo, io non posso partire non manifestando tutta la mia soddisfazione per l'intervento di Giorgia di questa mattina. Credo che in questo intervento bellissimo ci sia quella svolta che noi ci aspettavamo, quella svolta contro l'euro e per uscire dal partito popolare europeo che è la base fondamentale per costruire realmente un partito della nazione. Ma noi oggi siamo a Fiuggi e quindi è giusto che rimandiamo il nostro pensiero a 19 anni fa, a questa stessa sala, sembra incredibile. A me sembrava molto più grande, molto più spaziosa, oggi sembra più piccola ma in realtà è esattamente questa stessa sala. Qui è partito il percorso di Alleanza Nazionale che è stato un percorso di successi, di vittorie, di grandi soddisfazioni ma purtroppo è stato anche un percorso di compromessi, di scoloriture della nostra identità. Io non posso dimenticare quei passaggi difficili in cui Alleanza Nazionale era diventata quasi progressivamente una fotocopia di Forza Italia, e il momento in cui Alleanza Nazionale quasi aveva avuto la tentazione di scavalcare al centro Forza Italia. Ecco, io credo che gli errori commessi in questi 19 anni da tutti quanti noi, questi problemi, ci devono servire da monito in questa occasione. Noi qua, tornando a Fiuggi, non facciamo un'operazione nostalgia, facciamo un'operazione di futuro ma che ha radici salde e che sa che ci sono verità profonde nella nostra identità che noi non possiamo e non dobbiamo mai smentire. E guardate, è come se questo partito che è nato, questo Fratelli d'Italia e Alleanza Nazionale è come una sorta di bando, è come quando c'è un paese che è in pericolo, una nazione che è in difficoltà e allora suonano le campane a martello, si chiama raccolta e vengono tutti, vengono giovani, anziani, vengono persone con esperienze diverse, si risvegliano persone che magari se non sono addormentate, vengono tutti perché bisogna ridare una casa comune a tutta la destra, perché non si può immaginare un centro-destra senza una destra. Questa è la grande sfida e io voglio approfittare di questa occasione per rivolgere un ringraziamento sincero a tutti gli amici che quasi un anno fa, anzi un anno fa, hanno dato vita a Fratelli d'Italia e sono stati precursori di questo percorso. Io vi ringrazio perché se non ci fosse state voi probabilmente oggi non saremmo qua e forse non sarebbe aperto una realtà di questo genere. Poi è arrivata l'officina, è arrivata la Fondazione di Alleanza Nazionale che con una storica decisione ha deciso di collegare Alleanza Nazionale con Fratelli d'Italia e questo è un dato estremamente importante. Ma, vedete, perché siamo proiettati al futuro e non soltanto al passato. Siamo proiettati al presente e al futuro perché le campagne a martello non suonano solo per la destra, suonano per l'Italia. Amici, qua l'Italia rischia di scomparire, l'Italia giorno dopo giorno perde pezzi di sé e noi sostanzialmente non vediamo nessuna forza politica che pone questo al centro del problema. Noi sentiamo parlare di partite IVA, sentiamo parlare di lavoratori dipendenti, di imprese, di Nord, di Sud, ma tutte queste categorie stanno male, tutte le famiglie non arrivano alla fine del mese, tutte le imprese rischiano di chiudere. Ci vogliamo domandare perché tutti si trovano in questa situazione? Il problema vero è legato alla realtà dell'Italia. Senza una ripresa della nostra sovranità nazionale, senza una ripresa della nostra identità non si esce dalla crisi. Si possono fare tutte le forme possibili, ma non si esce dalla crisi. E allora volete qualche piccolo assaggio, rapido di quella che è la realtà del nostro Paese? E' uscito qualche mese fa questo libro, Outlet Italia, fatto dall'Eurispes, in cui si è fatto conto dello shopping delle realtà straniere in Italia. Sono stati enumerati 130 marchi che sono stati comprati da realtà multinazionali, da finanziari straniere, da gruppi industriali stranieri. E qua c'è tutto il Made in Italy. Troviamo marchi come Algida, Bertolli, Birra Peroni, Buitoni, Carapelli, Galbani, Gancia, San Gemini, Ferrarelle, Motta, Locatelli, Martina e Rossi, Parmalat, Perugina, Saiwa, San Pellegrino, Sperlari, Zanussi, Zoppas, Pirelli, Ducati, Lamborghini, Gucci, Bottega Veneta, Fendi, Bulgari. Tutte queste realtà che sono il Made in Italy non sono più italiane, sono in mani straniere. Ci hanno comprato pezzo a pezzo senza che nessuno reagisse in questi anni. Allora io voglio dire questo: insieme a questa realtà c'è una concorrenza sleale che noi dobbiamo vincere; una concorrenza sleale che si fa sentire ogni giorno. Perché se i nostri imprenditori, se le nostre piccole e medie imprese devono competere con prodotti cinesi, con prodotti che vengono da tutti i paesi emergenti, dove non c'è salvaguardia delle regole ambientali, delle regole sociali, dove non c'è salvaguardia della realtà vera di quelle che sono le regole del lavoro, come fanno le nostre imprese a competere? Come fanno a subire un dumping sociale e ambientale che le mette in ginocchia e le fa o delocalizzare o le fa chiudere? Ora noi tutto questo dobbiamo saperlo difendere. Difenderlo con i dazi, difenderlo con un contrasto reale. Dobbiamo fare del protezionismo e, guardate, questa non è una parolaccia, è un'affermazione che magari non si fa, ma tutti difendono i loro mercati. Lo fa la Francia, lo fa gli Stati Uniti, lo fa la realtà del Giappone. Io da Ministro dell'Agricoltura ho dovuto lavorare a un dossier in cui ci abbiamo messo sei anni, sei anni per ottenere il permesso dal Giappone per esportare dall'Italia le arance rosse in Giappone. Oggi nessun salume italiano, scusate per gli esempi agroalimentari, può essere esportato negli Stati Uniti perché ci sono regole sanitarie utilizzate per evitare queste esportazioni. Allora, cari amici, noi non amiamo chiuderci, vogliamo competere sul mondo, ma vogliamo competere con regole chiare, con armi pari per tutti. Il Made in Italy si difende facendo in modo che nel mercato interno e nel mercato internazionale, quando c'è la scritta "Made in Italy", sia realmente "Made in Italy", sia realmente qualcosa frutto del nostro lavoro. Ovviamente in tutto questo c'è il tema dell'euro. Il tema dell'euro è un discrimine chiaro, è una sorta di fosso, si sta da un lato e si sta dall'altra parte. Se, cari amici, si crede nell'euro e si pensa che l'euro sia uno strumento utile nella nostra economia, non si è capito né la realtà della nostra Europa né la realtà dell'economia italiana. L'euro, al di là dei trattati, terribili, che sono stati firmati, attenzione, dobbiamo dirlo, sono stati firmati non solo da non solo da Prodi, sono stati firmati anche da governi di centrodestra, nel patto di stabilità e crescita, nel rinnovo del patto di stabilità e crescita, nel fiscal compact. Purtroppo ci sono firme di nostri ministri, di persone che stavano nel centrodestra. Questo dimostra che quando si va sulla strada del compromesso sbagliato poi sbaglia anche il centrodestra, non sbaglia solo Prodi: ecco perché oggi dobbiamo essere più intransigenti e allora noi dobbiamo avere chiarezza di questo, ma dobbiamo sapere che l'euro è una moneta troppo forte per l'economia italiana. È una moneta debole per l'economia tedesca, forte per l'economia italiana, francese e spagnola. E questo significa che non può non essere uno strumento di dominio economico della Germania nei nostri confronti, un dominio che non possiamo più tollerare. E allora cari amici affrontiamo questa sfida, ma non la affrontiamo solo con uno slogan. Dobbiamo guardarci attorno, dobbiamo capire con chi fare alleanza, con chi costruire un grande fronte capace di rimettere in discussione la questione dell'euro. E allora io mi permetto di dire, di suggerire, guardiamo anche in Francia. In Francia c'è un movimento, il Front National di Marine Le Pen, che è un movimento oggetto di grandi pregiudizi. Noi lo leggiamo e lo vediamo con le lenti deformanti della stampa internazionale e la stampa nazionale, ma noi siamo abbastanza esperti di pregiudizi. Sappiamo come funzionano queste lenti deformanti. Io credo che noi abbiamo il dovere, cara Giorgia, di andare a Parigi, di parlare con Marine Le Pen e di vedere la realtà vera di questo movimento e capire se può essere un alleato in questa grande sfida. Guardate che questo non è anti-europeismo, perché in realtà, vedete, io voglio fare un paragone fra l'Europa di oggi e l'antica Grecia. Nell'antica Grecia le poleis erano totalmente autonome, nessuno si era mai pensato di omologare Sparta, Atene o altre realtà di questo genere, ma quando arrivavano i persiani alla frontiera, al limite geografico della Grecia, queste poleis si riunivano e riuscivano, anche con poche persone, i 300, le persone che si schierano, a vincere l'armata dei persiani. Questa è l'Europa che noi abbiamo in mente, non un'Europa che chiude, che distrugge le identità nazionali, non un'Europa che ci vincola con regolamenti ottusi e burocratici, ma un'Europa che riesce a fare squadra per vincere le grandi battaglie contro i grandi continenti che sono schierati contro noi. Vogliamo un'Europa libera, autonoma al proprio interno, ispirata dal principio di sussidiarietà, ma capace di vincere le grandi sfide sull'ambiente, sul commercio internazionale, sui diritti umani, rispetto alle grandi aree geografiche. Questa è l'Europa che vogliamo e questa è l'Europa che realmente ci serve, questo è il vero europeismo dei popoli che i nostri padri ci hanno insegnato e che noi non vogliamo smentire. C'è un ultimo punto che va detto per delineare un Partito della Nazione; iIl Partito della Nazione significa anche porre sotto una critica profonda l'eccesso di frazionismo e l'eccesso di federalismo che c'è stato nel nostro Paese in questi anni, un eccesso che ha portato alla frammentazione della realtà italiana. Il Movimento Sociale Italiano negli anni settanta era contrario addirittura all'istituzione delle regioni. Oggi si parla di rivedere il titolo quinto. Io vi dico che se noi vogliamo rimettere in ordine i nostri conti, se vogliamo tagliare la spesa pubblica, dobbiamo riportare materie essenziali, anche la sanità, sotto un controllo di agenzie nazionali che rompono quella logica del clientele che c'è sul territorio. Una regione deve scegliere dove mettere un ospedale o dove mettere un presidio sanitario, ma non deve gestire o costruire gli ospedali perché tutto questo ci porta fuori controllo e una siringa non può costare dieci volte di più in Calabria rispetto a quello che costa in Lombardia. Abbiamo bisogno di un potere forte e chiaro da questo punto di vista. Allora noi dobbiamo sapere che la realtà della sovranità nazionale è una realtà che vale per l'estero, per l'esterno, ma vale anche per l'interno, vale per quelle che sono le nostre regolamentazioni, le nostre realtà e oggi fa male e ci deve inquietare scoprire, forse molti di voi non lo sanno, che Grillo si è schierato a favore della secessione. E allora, cari amici, ne abbiamo discusso a lungo, sulla destra e sulla necessità di superare la destra. Alain de Benoist nel suo libro "Essere a destra" diceva che essere di destra è il modo migliore di essere 'altrove' ovvero diceva che essere di destra è il modo migliore per mettere in discussione il pensiero unico, per dire 'no' a quella logica di eguaglianza indistinta, di un mondo, di una globalizzazione di tutti uguali, tutto omologato. La ricchezza del mondo è la differenza. La ricchezza del mondo è l'identità. La ricchezza del mondo è anche il conflitto quando il conflitto è regolato e portato verso l'alto. |